Da 7 anni chiuso in casa davanti a un pc | Marco Brocca: vi racconto la mia vita da "Hikikomori"...

Il ragazzo, 25 anni, passa 12 ore al giorno davanti allo schermo da quando ne aveva 18: bersagliato dai bulli per una dermatite cronica, si è ritirato dalla scuola e si è barricato nella sua stanza davanti a uno schermo

Tutto il mondo per lui è la sua cameretta, la sua finestra è il computer, il solo strumento attraverso cui comunica con l’esterno. Lui è Marco Brocca, un ragazzone di 25 anni, che ha scelto l’auto-isolamento da quando è maggiorenne, come ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera. Come lui, altre 100mila persone in Italia: si chiamano hikikomori – termine giapponese che significa “stare in disparte” – e hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale. 

Difficoltà e isolamento – Problemi familiari, una patologia antiestetica e la cattiveria dei bulli. Un cocktail micidiale per un adolescente come Marco, tanto da fargli scegliere di non uscire più dalla sua camera dal 2013. Da quando era ragazzino Marco soffre di dermatite cronica, una malattia che lo porta a grattarsi in continuazione, fino anche a sanguinare. Suo padre, un “no-vax”, è convinto che la causa siano stati i vaccini obbligatori somministrati da bambino. In classe i compagni emarginavano Marco, lo definivano “lebbroso” o “zombie” per le irritazioni della pelle. Anche per questo lui si è ritirato in terza superiore. 

Disturbo insidioso – Il disagio – racconta Marco – è subdolo, si insinua a poco a poco nella testa: “A poco a poco diventi un vegetale che cammina e ti autodifendi chiudendoti a riccio”. La famiglia ha un ruolo decisivo: col suo aiuto e l’accettazione del problema si può evitare che il malessere diventi cronico. 

Piccoli passi avanti – In questi anni ha studiato l’inglese, lo spagnolo e il russo da autodidatta e guadagna qualcosa fornendo consulenze online per alcuni videogiochi. Ma non si sente nè realizzato nè felice: l’ultima volta che lo è stato, dice:  “Avevo 4 anni. Mia nonna Agnese mi portò in una fattoria e mi fece accarezzare le paperelle e gli asini”. Anche se negli ultimi anni la situazione è migliorata: da un isolamento totale ha cominciato a seguire un percorso terapeutico e a vedere alcuni amici una volta al mese. Merito soprattutto di Marco Crepaldi, fondatore e presidente di Hikikomori Italia – un’associazione che offre sostegno ai ragazzi che soffrono di questo disturbo – che è riuscita dove hanno fallito scuola e famiglia: non farlo sentire solo. 

Fonte: Tgcom24

Realtà Virtuale: allenamento per il cervello?

Stili di Apprendimento e DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento)

La realtà virtuale (VR) è composta da fattori esperienziali e tecnologici in grado di portare ad un cambiamento radicale all’interno dell’esperienza che il soggetto fa di sé.
Si inizia a parlare di VR tra gli anni ’30 e gli anni ’40 del 1900, quando lo scrittore Stanley G. Weinbaum pubblica il racconto breve The Pygmalion’s Spectacles, in cui fa riferimento a visori per la realtà virtuale basati su registrazioni olografiche di esperienze in grado di stimolare il senso della vista e dell’udito ed anche il senso del tatto e dell’olfatto.

dott. Alberto Bellomo – Marketing Manager
MB Digital Innovation