Realtà Virtuale: allenamento per il cervello?

Stili di Apprendimento e DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento)

La realtà virtuale (VR) è composta da fattori esperienziali e tecnologici in grado di portare ad un cambiamento radicale all’interno dell’esperienza che il soggetto fa di sé.
Si inizia a parlare di VR tra gli anni ’30 e gli anni ’40 del 1900, quando lo scrittore Stanley G. Weinbaum pubblica il racconto breve The Pygmalion’s Spectacles, in cui fa riferimento a visori per la realtà virtuale basati su registrazioni olografiche di esperienze in grado di stimolare il senso della vista e dell’udito ed anche il senso del tatto e dell’olfatto.

dott. Alberto Bellomo – Marketing Manager
MB Digital Innovation

“L’odio social per quella foto scattata in bagno”: la storia a lieto fine di Elena e sua figlia

Una lite tra due pre-adolescenti ha generato problemi seri fortunatamente ora risolti in una 12enne

Elena F. ha 42 anni e vive nel Comasco. Sua figlia di anni ai tempi dei fatti ne aveva solo 11, ma come molte pre-adolescenti, Gaia (nome di fantasia) ha voluto il telefonino come regalo e quindi, quando ha terminato le scuole elementari, i genitori le hanno regalato uno smartphone.

«Abbiamo spiegato molto bene a nostra figlia i pericoli in cui poteva cadere, quindi sapeva di non dover chattare con estranei. Quotidianamente controllavamo, mio marito ed io, senza farci vedere, le chiamate in entrata e in uscita, i numeri in rubrica e anche WhatsApp». 

«Tutto a posto, per molti mesi, fino a quando abbiamo visto dall’oggi al domani, l’atteggiamento di nostra figlia cambiare improvvisamente. Pianti improvvisi e crisi isteriche, si alternavano ad una certa calma apparente. Ma, francamente, abbiamo dato la “colpa”, all’età particolare (aveva quasi 12 anni all’epoca) e ai cambiamenti tipici dell’adolescenza e della pre adolescenza. Invece ci sbagliavamo…»

In realtà, ci spiega Elena, Gaia era vittima di una pioggia di odio social (WhatsApp in questo caso) da parte di un gruppo di sue compagne di scuola.

«Il motivo? Banali storie tra ragazzini, le prime cotte. Gaia piaceva a un ragazzo. Questa cosa non è stata gradita da una sua amica, che le ha fatto una foto mentre era in bagno. Una foto dove, fortunatamente non si vede nulla di scabroso, ma tanto è bastato a creare uno sciame di odio».

L’amica di Gaia ha mandato quella foto su vari gruppi della classe via WhatsApp e a singole persone e da qui è partito l’inferno.

«Vi lascio immaginare le battutine, e la foto che è girata nella la scuola media! Così ogni volta che mia figlia andava in bagno o faceva qualcosa tutti a dirle: “Ti scappa?”, “Falla tutta”, “Vescica debole”, ecc…Ho sentito e letto di cose ben peggiori lo so, di ragazzine che magari mandano ingenuamente foto di nudo che poi vengono fatte girare e diventano virali. Ma proprio per la banalità di questa storia, che per noi può essere piccola, ma per un’adolescente è gigantesca, ho deciso di raccontarla…».

«Alla fine, dopo aver telefonato ad altri genitori in cerca di indizi, siamo riusciti a farci raccontare da Gaia il motivo per cui stava così male. In un mese e mezzo aveva perso quasi 4 kg e anche i suoi risultati a scuola erano peggiorati, e non aveva voglia di partecipare a nessuna attività. Con l’aiuto di due maestre in particolare siamo riusciti ad arginare il diffondersi della foto e anche, spero, a far capire alla ragazza che l’aveva mandata in giro la gravità del gesto fatto. Nonostante questo, l’anno dopo mia figlia ha voluto cambiare scuola e allora ha cominciato a stare meglio. Questo per dire che noi genitori dobbiamo stare molto attenti a ciò che succede sui social e non temere solo “l’orco sconosciuto”, ma osservare attentamente anche le persone che circondano i nostri figli e non sottovalutare alcun segnale».

Gaia è stata anche in cura da uno psicoanalista. Da una foto, nemmeno così compromettente, si è scatenato uno tzunami emotivo che ha creato problemi nella vita reale di questa ragazza. In questo caso con l’intervento di alcune insegnanti e grazie all’attenzione dei genitori la storia si è conclusa a lieto fine. Ma Gaia ha comunque cambiato scuola, perso fiducia, e la sua vita, anche se in piccole cose, ha preso un corso differente. «Immaginatevi, ribadisce Elena, si fosse trattato di qualcosa di più pesante: forse non si sarebbe più ripresa. State attentissimi a tutto.»

 

fonte: quicomo.it

Bambini torturati e uccisi in diretta sul deep web: indagati due 17enni piemontesi

Pagamenti in criptovalute per assistere a violenze sessuali e sevizie di ogni genere, interagendo direttamente con gli aguzzini

Assistevano in diretta a torture violenze sessuali su minori attraverso siti del deep web, chiedendo ai carnefici richieste di particolari sevizie che spesso portavano alla morte dei bambini. E’ quanto hanno scoperto i carabinieri di Siena, dopo le perquisizioni eseguite nelle abitazioni di due minorenni piemontesi, un ragazzo e una ragazza entrambi 17enni, ora indagati per istigazione a delinquere e pedopornografia.

Le sevizie, compiute verosimilmente nel sud-sst asiatico, erano legate a pagamenti di somme in criptovalute (Bitcoin). L’operazione denominata “Delirio”, avviata ad ottobre, finora aveva registrato 25 indagati (19 minorenni e 6 maggiorenni), residenti in 13 province italiane, accusati di diffusione e detenzione di materiale pedo-pornografico e istigazione a delinquere.

I “servizi” offerti, spiegano gli investigatori, hanno costi diversi: per vedere video registrati si paga meno, mentre per assistere in diretta a sevizie che terminano con la morte del bambino si paga molto di più. Si può interagire a pagamento con gli aguzzini: chiedere ad esempio che venga amputato un braccio oppure versato sul corpo del bambino seviziato olio bollente. “Le richieste ‘live’ hanno costi molto rilevanti e assicurano guadagni altissimi alle organizzazioni straniere che compiono tali atti disumani”, aggiungono.

Durante le indagini  sono emersi i nomi dei due 17enni piemontesi che nelle loro chat fornivano “una descrizione dettagliata delle loro esperienze nel deep web”. In particolare, il ragazzo raccontava continuamente alla sua amica delle cosiddette “red room”, stanze dell’orrore, spiegano sempre gli investigatori dell’Arma, “in cui gli utenti più attrezzati tecnologicamente riescono ad accedere a pagamento per assistere a violenze sessuali e torture praticate ‘in diretta’ da soggetti adulti su minori, con possibilità di interagire per gli spettatori, che possono richiedere determinate azioni ai diretti protagonisti delle efferate azioni”.

Le immagini rinvenute e già sequestrate riguardano tre tipologie dell’orrore: video pedo-pornografici auto-realizzati da minorenni, che si riprendono nudi o intenti al compimento di atti sessuali; video realizzati da adulti, relativi ad atti sessuali e violenze compiuti da soggetti minorenni (anche di sesso femminile) ai danni di minori, anche in tenerissima età (2-4 anni); video denominati “gore”, per lo più associati a simboli nazisti. Nel corso delle perquisizioni a carico dei due 17enni piemontesi sono stati rinvenuti e sequestrati telefoni cellulari, personal computer, tablet, chiavette usb e memorie esterne per pc.

fonte: tgcom24

Pedopornografia, scoperta chat dell’orrore. Coinvolti 20 minori

Una mamma scopre nella chat del cellulare del figlio 15enne materiali e filmati terribili!

Un numero esorbitante di filmati e immagini pedopornografiche, anche sotto forma di stickers, scambiate e cedute dal giovane, rivelatosi l’organizzatore e promotore dell’attività criminosa insieme ad altri minori, attraverso Whatsapp, Telegram e altre applicazioni di messaggistica istantanea e social network

Le ipotesi di reato per le quali si procede, in concorso, sono detenzione, divulgazione e cessione di materiale pedopornografico, detenzione di materiale e istigazione a delinquere aggravata.

La polizia postale ha scoperto una chat “degli orrori” tra giovanissimi: 20 minori tra i 13 e i 17 anni, che si sarebbero scambiati immagini “di orribili violenze e con contenuti di alta crudeltà”. L’inchiesta, coordinata dalla procura dei minori fiorentina, è nata dalla denuncia a Lucca di una madre che aveva scoperto sul cellulare del figlio 15enne filmati hard con anche bimbi. Sul telefono trovati poi file provenienti anche dal dark web con video di suicidi e di mutilazioni e decapitazioni di persone e animali.

‘Dangerous Images’ il nome dato all’operazione condotta dalla polizia postale della Toscana e coordinata da Antonio Sangermano, che guida la procura presso il tribunale dei minori di Firenze.

Fonte: huffingtonpost

Sostegno alle Associazioni del Terzo Settore anno 2020. Criteri e indirizzi generali per la presentazione delle proposte progettuali.

Con Dgr.3208 del 3 giugno 2020 la Giunta regionale ha approvato i criteri e gli indirizzi generali per sostenere le Organizzazioni di volontariato e le Associazioni di Promozione Sociale del Terzo settore per la realizzazione di progetti di rilevanza regionale e locale da finanziare per l’anno 2020.

BANDO 2020
Con decreto n.7074 del 17 giugno 2020 è stato approvato l’Avviso regionale per la presentazione delle proposte progettuali da parte delle Organizzazioni di volontariato o dalle Associazioni di Promozione sociale. Dal 20 giugno e fino al 31 luglio 2020 è possibile presentare domanda online previa profilazione alla piattaforma Bandi online.

DOTAZIONE FINANZIARIA
Le risorse disponibili per il finanziamento dei progetti per l’anno 2020 ammontano a 4.5 milioni di euro. L’agevolazione si configura come contributo a fondo perduto.

SOGGETTI BENEFICIARI
Organizzazioni di volontariato e Associazioni di promozione sociale regolarmente iscritte, nell’attesa dell’entrata in vigore del Registro unico nazionale, nel Registro regionale dell’associazionismo e del volontariato o iscritti in uno dei registri previsti dalle normative di settore (art.7 Legge 383 del 7/12/2000, ma con operatività documentata sul territorio della Lombardia secondo quanto stabilito dalla Dgr n.43331/2012, art.5 comma 3).

TERMINI
Le domande si presentano online entro il 31/07/2020 dall’Ente capofila del progetto per mezzo del Sistema Informativo Bandi online: www.bandi.servizirl.it.

Per gli approfondimenti, consultare il testo integrale del bando e i manuali allegati per la presentazione della domanda.

Ragazzi in quarantena, la Sindrome di Hikikomori

In tempi di normalità, quasi dimenticata vista la reclusione a cui siamo sottoposto ormai da mesi, immaginare i nostri ragazzi chiusi in camera davanti ai lori schermi per oltre 6-8 ore ci sarebbe sembrato un fatto grave e il nostro senso di responsabilità ci avrebbe obbligato ad intervenire con impeto e decisione.

Eppure sta accadendo e a conti fatti, il tempo impiegato davanti allo smartphone, al pc o al tablet, potrebbe essere ancora di più.

Le video-lezioni, le video-conferenze con i compagni, le ricerche su Internet sono solo le ultime necessità aggiunte alle precedenti esigenze degli adolescenti.

 

Certamente il filo che separa necessità da compulsione è davvero diventato ancora più sottile, e saper riconoscere i segnali di allarme che i comportamenti delle giovani generazioni ci inviano, esige una buona conoscenza del fenomeno psichico che ci cela dietro ad ogni forma di dipendenza.

Molti adolescenti si sentono soli e cercano in rete una compagni; i ragazzi non hanno più orari né regole: c’è chi mangia davanti al pc, chi sta connesso tutta la notte e poi dorme fino a tardi la mattina; molti giovani passano le giornate davanti a videogame come Fortnite, Call of Duty e Minecraft; È molto diffuso il Sexting, l’invio di video o foto nudi o seminudi, anche tra i ragazzini delle medie (di questo parleremo in un altro articolo).

Allora non c’è soluzione?

Ogni buona soluzione si trova quando si ha la lucidità di riconoscere un problema, di dargli un nome, di inquadrarlo adeguatamente.

L’esperto aiuta, ma in questo tempo di deserto non può entrare in casa nostra e non può conoscere le dinamiche che regolano la quotidianità delle nostre famiglie; occorre quindi avere occhi aperti e un orecchio sensibile.

La sindrome di Hikikomori, termine giapponese che indica la pulsione verso lo stare in disparte in modo volontario, fino a poco tempo fa venina identificato con un altro termine a noi più familiare: ritiro sociale.

E’ un fenomeno che colpisce indifferentemente maschi e femmine, preadolescenti ed adolescenti, poveri e ricchi.

E se prima del Covid era più semplice da individuare, oggi questa sindrome può celarsi in modo subdolo nelle nostre case e riconoscerla diventa complicato. Perché i genitori sono spesso obbligati in una stanza nella pratica dello smart-workng e i figli sono separati nelle proprie camere impegnati nella didattica a distanza.

Così le tante ore trascorse in casa tra le lezioni di scuola online, ascolto di musica riprodotta da device mobili, giochi online e social delle più svariate piattaforme, a lungo andare possono creare una situazione di isolamento sociale e reclusione volontaria perché la dipendenza dopaminergica può trasformare questi comportamenti ripetuti quasi in un’ossessione: Ecco la Sindrome di Hikikomori.

Gabriele Barreca

Covid-19: la realtà virtuale aiuterà medici e infermieri a superare l’ansia e il forte stress

Si chiama Mind-VR, progetto sostenuto dal crowdfunding dell'Università Bicocca di Milano per sostenere psicologicamente gli operatori sanitari impegnati nella lotta al virus​

L’iniziativa

Via a Mind-VR, l’applicazione della realtà virtuale per sostenere psicologicamente il personale sanitario impegnato in prima linea nella lotta al Covid-19, travolto dall’emergenza nei primi giorni di marzo. “Bicocca, Università del crowdfunding” è un’iniziativa dell’Università di Milano che nella sua seconda edizione ha selezionato anche il progetto di Federica Pallavicini e del suo team proveniente dai dipartimenti di Scienze per la Formazione e Medicina-Chirurgia. Da questo momento protagonista di una campagna di raccolta fondi sulla piattaforma per la social innovation Produzioni dal Basso, utilizzerà le nuove tecnologie per superare l’ansia e il forte stress post-traumatico con il quale devono convivere medici e infermieri in questo momento delicato.

Le premesse

La crisi sanitaria attuale è senza precedenti e solo negli ultimi giorni si sta allentando, ma le fatiche psicologiche di coloro che assistono i malati rischiano di essere particolarmente pesanti dopo uno sforzo prolungato in corsia. Carico emotivo, turni estenuanti, scelte difficili da prendere in ogni momento con poco tempo a disposizione, tutto questo fa sì che anche chi assiste debba essere assistito, e gli ultimi strumenti tecnologici legati alla realtà virtuale possono essere di grande aiuto. Ne sono certe Federica Pallavicini e le sue compagne di team, Fabrizia Mantovani e Chiara Caragnano. «La gestione dell’ansia può essere fondamentale in questi casi. L’obiettivo economico della raccolta sarebbe di cinquemila euro, ma se riusciamo a fare di meglio abbiamo già in mente altri spunti per implementare questo tipo di assistenza psicologica».

Il supporto tecnologico

Ora sostenuta dal programma di finanza alternativa della Bicocca, l’iniziativa include la realtà virtuale per sostenere il personale sanitario come già da qualche tempo in altre realtà si sta facendo con le persone che hanno vissuto la guerra o con le vittime di catastrofi naturali e attacchi terroristici. La tecnologia, attraverso un visore, fornisce percorsi in grado di processare gli aspetti emotivi e rendere consapevole il paziente del suo problema. Di base una migliore gestione dell’ansia, includendo anche tecniche di rilassamento e una graduale esposizione al trauma, rafforzando la psicologia e la tenuta mentale.

Paziente al centro

Pallavicini, raccontando il suo progetto, ha specificato anche quanto sia importante la collaborazione degli stessi medici e infermieri coinvolti. «Sono fondamentali per rendere più efficace il nostro metodo», ha ricordato la psicologa e capo del team. «Sfruttiamo un metodo chiamato “user-centered design”, che può essere più efficace solo avendo un continuo riscontro con il beneficiario del nostro supporto psicologico. La realtà virtuale viene così messa a punto secondo le risposte che riceviamo. Da parte nostra tutto questo è il minimo che possiamo fare per i tanti operatori sanitari che stanno dando tutto per combattere l’epidemia e salvare i pazienti affetti da Coronavirus, mettendo a rischio non solo la salute psicologica per compiere il proprio dovere, ma anche la vita stessa».

Fonte: corriere.it

L’assalto dei pedofili online, boom di casi durante la quarantena

Il capo della Polizia postale, Nunzia Ciardi: c'è un incremento dei reati relativi a pedopornografia e ricatti sessuali a danno di minori. Dal primo marzo più che raddoppiate le denunce. Allarme in Usa e in Europa

L’isolamento forzato delle potenziali vittime ha scatenato i predatori. L’offensiva dei pedofili sul web in oltre un mese e mezzo di quarantena generale sta raggiungendo infatti picchi allarmanti. Anche in Italia, dove il lockdown per il coronavirus è scattato il 9 marzo ed è ancora in vigore. “Siamo tutti a casa e costantemente connessi. Tutti proviamo a fare on line quello che non possiamo fare di persona”, spiega il capo della Polizia postale e delle comunicazioni, Nunzia Ciardi. “Tutti i crimini informatici sono in aumento. I nostri indicatori dicono che in questo periodo c’è un incremento di quelli relativi a pedopornografia e ricatti sessuali a danno di minori”, dichiara Ciardi in un’intervista a BBC Mundo che riporta anche alcuni dati relativi all’Italia.

Tra il primo marzo e il 15 aprile nel nostro Paese c’è stato un incremento vertiginoso delle denunce relative alla pedopornografia online. Parliamo di 181 casi tra tentativi di adescamento attraverso la rete e scambio di video e foto di minori. Un’impennata rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando le denunce registrate per questi reati erano state 83. Più del doppio. Un dato a cui va attribuito però il giusto peso, perché potenzialmente influenzato da molti fattori. Per esempio la chiusura di grosse operazioni che portano a molte denunce avviene necessariamente in un periodo di tempo ristretto anche se le indagini sono durate anni, e quindi bisognerà attendere la fine dell’anno per un bilancio esatto della situazione. Ma la fotografia scattata in questo momento, con i bambini e gli adolescenti che passano molte ore della giornata sul web, è preoccupante.

Non è solo il numero delle denunce a fotografare l’aumento delle attività sul web dei pedofili. Tra gli indicatori c’è anche la produzione e lo scambio di foto e video. Dal primo gennaio 2020 le autorità italiane hanno sequestrato 108 Terabyte di materiale pornografico con minori coinvolti. Gelida contabilità criminale che nasconde storie di orchi e vittime innocenti. 

La comunità virtuale ha l’ampiezza delle comunicazioni globali e la tendenza registrata in queste settimane non è solo italiana. Negli Stati Uniti la fotografia dell’emergenza arriva dai dati del “National center for missing and exploited children”, l’ente pubblico per la difesa dell’infanzia. L’istituto riceve dai provider americani le segnalazioni per abusi online ai danni di minori. Ebbene, dall’inizio del lockdown le attività sospette sono aumentate del 106% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Più del doppio. Il dato ci riguarda da vicino, perché le piattaforme e i social network più utilizzati hanno sede negli Usa, come WhatsApp, Facebook e i videogiochi online (le chat dei servizi multiplayer, infatti, sono considerate un canale a rischio per l’adescamento). Si tratta pertanto di segnalazioni che riguardano gli utenti di tutto il mondo, e che poi vengono inoltrate alle autorità dei Paesi di appartenenza. 

In Europa le preoccupazioni maggiori riguardano la Spagna dove tra la settimana che va dal 17 al 24 marzo e quella tra il 24 e il 31 marzo è stato registrato un aumento del 25% dei download di materiale pedopornografico dai servizi di file sharing come BitTorrent, eMule e Gnutella. In tutto parliamo di oltre 40mila contenuti criminali in un trend ascendente che accomuna tutto il continente, come spiega l’Europol nel rapporto “Chatching the virus” che analizza l’impennata delle attività illecite sul web al culmine dell’emergenza Covid-19.

Dietro all’incremento delle minacce online per i minori, si legge nel report, c’è la volontà dei predatori di sfruttare il senso di isolamento e vulnerabilità di bambini e ragazzi. Con le scuole chiuse e l’impossibilità di svolgere attività all’aperto passano molte più ore connessi con computer e smartphone senza l’adeguata vigilanza degli adulti, molti dei quali pur restando a casa sono impegnati in forme di lavoro a distanza. L’esplosione in Italia nelle scorse settimane dei canali privati Telegram contenenti revenge porn e pedopornografia non è un caso. E non lo è neanche la scelta di TikTok, la social app del momento, di escludere dal 30 aprile la funzione dei messaggi diretti per i minori di sedici anni in modo da disinnescare all’origine la possibile minaccia. 

La porta di ingresso dei pedofili, infatti, è il grooming, l’adescamento attraverso messaggi via chat, spesso sotto mentite spoglie. Il predatore cerca di instaurare un rapporto diretto e confidenziale con la potenziale vittima per carpirne la fiducia. Una forma di manipolazione psicologica che punta a vincere le difese del minore. Ricordiamoci che per molte piattaforme basta un tap sullo schermo per attivare in chat la fotocamera dello smartphone. Chiunque ci sia dall’altra parte. Ogni notifica è un potenziale campanello d’allarme.

Fonte: iltempo.it

Bando Dote Scuola – Materiale Didattico a.s. 2020/2021 e Borse di Studio a.s.2019/2020

Dal 7 aprile al 29 maggio 2020 è possibile presentare domanda di contributo per l’acquisto di libri di testo, dotazioni tecnologiche e strumenti per la didattica o per una borsa di studio statale.